Recensioni


Le Rose sparse sul sentiero di Laura Canevali sono fiori lasciati e ritrovati sulla strada del tempo, della storia, del ricordo, fino a risalire alle più lontane origini. A volte è la natura a fornire richiami a un passato (“Ricordi la quiete / di bianco che dominava”) di cui risaltano, soprattutto, i temi della gioventù e della spensieratezza, dell’innocenza e della possibilità, insieme al dolore, necessario, dell’Iniziazione ( “[…] quella libertà/ che tanto spesso si sogna, quando si è chiusi a contemplare/ un futuro diverso da quello avverso”).
E’ così che la vita rivela, nel cammino, il proprio mistero ( “[…] e mille interrogativi che picchiano/ alla porta della tua gabbia di topo”), un mistero che si rinnova in una dolente contingenza, concetto bene espresso dalla poesia Baratro, col suo richiamo montaliano (“Cocci di bottiglia sparsi lungo le dune/ feriscono i piedi che sanguinano”).
La poesia di Laura Canevali sembra però dare fiducia a un ricongiungimento panico con la natura che si estende fino alla morte (…)
Barbara Bracci (dal sito Vir-us poesia)

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E così ancora fortunatamente c’è chi scrive poesie e chi le raccoglie, come fossero fiori. Questo è ciò che farei, indotta sicuramente anche dal titolo e dall’evocativa copertina, delle poesie/rose della Canevali:  le raccoglierei per apprezzarne l’odore/significato. E’ la seconda opera dell’autrice, che ha già pubblicato in altre antologie e con altri nomi e ora è socia del gruppo culturale Milanocosa. In essa incontriamo temi quali l’amore, il futuro, l’arte, il presente, visti con un velo di mestizia sagacemente nascosto da una dose di ironia. Come in Ricordo di una sera estiva ove la rimembranza gioiosa rievocata è riconosciuto come breve e vissuto come “spudorato desiderio di godere il momento”, perciò la musa lascia risposte indecifrabili ed evanescenti nella schiuma del mare; o in Futuro una camminata tra domande esistenziali termina con un sospetto fatale (…)

Azzurra Scattarella (dal sito Temperamente, agosto 2010)

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Nella sua seconda raccolta di poesie, intitolata Rose sparse sul sentiero, Laura Canevali parla al lettore ponendosi come terza, quasi a stabilire, dopo averne gustato vuoti e densità di senso, una sorta di distanza tra il sentire autobiografico proprio – che dà profondità di toni al “vedere” del poeta – e l’eco spersonalizzata delle cose, le quali entrano nel cerchio della visione come inosservate.
La cifra della poetica della Canevali, scrivevo nel 2005 riguardo a Le mille facce della luna, era il “vedere a ritroso” tipico del poeta decadente, assorto nella fissazione verbale del ricordo fugace, immerso – dalle poliestesie che lo fanno vibrare di nuovo – nello straniamento generale della vita. E oggi?
Il tempo scava inesorabilmente persone e cose: dentro alle più di cinquanta nuove composizioni in versi dell’Autrice si avverte un processo di resa incondizionata all’essenziale in atto, processo che la parola non congela, bloccandolo nell’attimo, ma lascia bensì pullulare, spontaneo, conscia che l’esito finale non è scontato. (…)

Tommaso Gastaldo (dal sito Neteditor.it, dicembre 2009)

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assesempione.info
Proseguiamo nei consigli estivi di lettura sui nuovi autori del territorio con una raccolta di poesie, “Rose sparse sul sentiero“, che la poetessa Laura Canevali ha recentemente pubblicato con i tipi di Boopen Led (www.boopen.it), piccolo editore di Napoli. Canevali, ora socia di Milano Cosa, associazione che si occupa della promozione della poesia nel capoluogo lombardo, non è certo estranea al territorio del rhodense, dal momento che ebbe l’occasione di crescere, a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio, all’interno del circolo letterario della Spera, fondato dalla poetessa rhodense Rossana Brambilla. In questa raccolta, che segue “Le mille facce della luna” (Seneca Edizioni, 2005), troviamo una carica comunicativa a dir poco incontenibile, che desidera prendere parola su tutto: dagli orrori della storia ai sentimenti più intimi e personali, dai problemi sociali contemporanei come l’anoressia nel mondo della moda fino a vere e proprie dichiarazioni di poetica. (…)

Paolo Valentino (dal sito Assesempione.info, agosto 2009)

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“In quell’inverno tutto fu chiaro/ non esisteva nulla: tutto era un fuoco sacro/ che si alimentava dei nostri respiri stupiti./ Un freddo pungente inondava/ la vallata facendo di noi/ ceri accesi in un santuario aperto”. Il libro di Laura Canevali si apre con Inverno; la stanza che ho citato, è una sineddoche, che raccoglie nei pochi versi citati, il significato della lirica e insieme, di tutta l’opera: Rose sparse sul sentiero. Il messaggio che il testo suggerisce, si evince dal sostantivo che la poetessa ha chiuso tra le parentesi a fianco del titolo: Misticismo. Come un avvertimento sotteso, i suoi canti vogliono liberarsi da ogni condizionamento fideistico; il suo credo non esclude nessuno, ma il richiamo mistico è vocato totalmente all’arte. (…)

Aky Vetere (da “La Mosca di Milano”, maggio 2009)

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“…la poesia mi salvò”, si legge in quarta di copertina della prima raccolta di poesie di Laura Canevali.
Josif Brodskij, commentando l’affermazione “la poesia ci salverà” di Matthew Arnold, ha scritto: “Probabilmente è troppo tardi per salvare il mondo, ma per l’individuo singolo rimane sempre una possibilità” (‘Un volto non comune’, Discorso per il premio Nobel, 1987).
La “Selène kiliopròsopa” del titolo, lungi dall’evocare leopardiane memorie notturne, rinvia al di Autunno o al di E vedo, ammiro… o, ancora, alla di Evocazione, e quindi al cangiante, caleidoscopico mondo di sensazioni vitali, e di ricordi, che brillano sul fondo del piccolo lago in formazione della poesia della Canevali.
Lo sfondo, le ombre e le linee d’ombra che le contornano, le mutazioni fisiognomiche, calati nel verso nell’istante in cui la parola pare riuscire nello sforzo di cogliere dissolvenze molteplici e successive, sembrano prevalere qua e là, anche quantitativamente, nel lirismo aspro della giovane lombarda.
Cifra della poetica della Carnevali è, a mio modo di sentire, il “vedere a ritroso” tipico del poeta decadente, assorto nella fissazione verbale del ricordo fugace, immerso – dalle poliestesie che lo fanno vibrare di nuovo – nello straniamento generale della vita. (…)

Tommaso Gastaldo (dal sito Seneca Edizioni, agosto 2005)

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